Pubblicavano online annunci di vendita di dispositivi tecnologici quali laptop, smartphone e tablet, a prezzi molto vantaggiosi. Gli articoli risultavano disponibili in Italia, anche grazie al contributo di una complice italiana che inseriva gli annunci in rete e seguiva le trattative con i potenziali clienti.
I prodotti ovviamente non arrivavano a destinazione, ma la falsa compravendita era anche una buona scusa per procurarsi le fotocopie di documenti delle vittime della truffa, ai quali venivano intestate delle carte di credito ricaricabili. Su queste finivano i proventi delle truffe, si parla di circa 5000 euro al mese.Le indagini sono ancora in corso, e riguardano anche alcuni negozi che avrebbero fornito un alto numero di SIM utilizzate per portare a termine le truffe.
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