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giovedì 25 agosto 2016

Rapporto del Sole24Ore sulla corruzione nel mondo. L'Italia ancora tra i peggiori paesi, ma con qualche miglioramento

Corruzione, l’Italia resta tra i Paesi peggiori ma migliora


pubblicato da: www.ilsole24ore.com
articolo di Serena Uccello

In fatto di corruzione restiamo decisamente tra i Paesi non virtuosi, ovvero al 61° posto su 168 Paesi nel Mondo, con un voto di 44 su 100. Unica consolazione la constatazione che rispetto all’anno scorso abbiamo recuperato otto posizioni. E’ questo il dato che emerge dal nuovo Indice di percezione della corruzione (CPI) di Transparency International, appena presentato a Roma (presso la sede di Unioncamere).

Pur migliorando a livello globale rispetto agli anni precedenti, la posizione dell'Italia rimane purtroppo in fondo alla classifica europea, seguita solamente dalla Bulgaria e dietro altri Paesi generalmente considerati molto corrotti come Romania e Grecia, entrambi in 58° posizione con un punteggio di 46. All'interno degli ecosistemi mondiali vale la pena di sottolineare il crollo del Brasile, duramente colpito dal caso Petrobras, che ha perso 5 punti ed è passato dal 69° posto al 76°, mentre al vertice e in coda alla classifica la situazione rimane pressoché invariata: Somalia e Corea del Nord si confermano anche quest'anno come i due Paesi più opachi, mentre la Danimarca è nuovamente campione di trasparenza.

«Constatiamo con piacere che finalmente si è avuta un'inversione di tendenza, seppur minima, rispetto al passato, che ci fa sperare in un ulteriore miglioramento per i prossimi anni – commenta Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia, associazione che compie quest'anno il suo ventennale impegno nel portare l'etica e la trasparenza al centro della vita politica del nostro paese -. Come dimostra la cronaca, la strada è ancora molto lunga e in salita, ma con la perseveranza i risultati si possono raggiungere. In questi giorni la Camera ha approvato le norme sul whistleblowing, le pubbliche amministrazioni stanno diventando via via più aperte e trasparenti, una proposta di regolamentazione delle attività di lobbying è arrivata a Montecitorio. Azioni queste che denotano come una società civile più unita su obiettivi condivisie aventi come focus il bene della res publica porti necessariamente un contributo fondamentale al raggiungimento di traguardi importanti».

Mentre Ivan Lo Bello, presidente di Uniocamere aggiunge: «Un passo in avanti del nostro Paese nelle classifiche internazionali sulla percezione della corruzione è sempre una buona
notizia. Per compiere un salto di qualità importante occorre però un ruolo più forte della società civile che deve acquisire la consapevolezza che un sistema dove è grande la corruzione non crea ricchezza e alimenta profonde distorsioni del mercato. La battaglia per legalità e trasparenza è resa meno difficile dalla rivoluzione digitale in atto ed anche su questo fronte occorre insistere con decisione per fare della macchina pubblica un attore trasparente, imparziale e rispettoso delle regole del mercato».

lunedì 25 luglio 2016

ARMI, AUMENTA LA VENDITA DEL MADE IN ITALY. E ALCUNE BANCHE FANNO DA INTERMEDIARI.

pubblicato da http://direttanfo.blogspot.co.uk/:

CLAMOROSO: Armi, aumenta vendita del made in Italy. Sai quale banca c'è tra gli intermediari?
La relazione annuale del governo sull’export militare italiano 2015 - appena trasmessa al Parlamento e anticipata da Nigrizia - mostra un aumento del 200% per le autorizzazioni all’esportazione di armamenti il cui valore complessivo è salito a 7,9 miliardi dai 2,6 del 2014. Boom verso Paesi in guerra, in violazione, attraverso vari escamotage, della legge 185/1990: il volume di vendite autorizzato verso l’Arabia Saudita è salito a 257 milioni dai 163 del 2014: +58%. Cresce il ruolo delle banche, Unicredit la più attiva.

Nell’ultimo anno è triplicata la vendita di armi italiane all’estero e sono aumentate le forniture verso Paesi in guerra: in particolare quelle verso l’Arabia Saudita, condannata dall’Onu per crimini di guerra nel conflitto in Yemen e per la quale il Parlamento europeo ha chiesto un embargo sulla vendita di armamenti. Cresce anche l’intermediazione finanziaria delle principale banche italiane, Intesa e Unicredit, e tra i piccoli istituti coinvolti compare ancora Banca Etruria e una banca libica.
La relazione annuale del governo sull’export militare italiano 2015 – appena trasmesso al Parlamento e il cui contenuto è stato anticipato da Nigrizia – mostra un aumento del 200% per le autorizzazioni all’esportazione definitiva di armamenti il cui valore complessivo è salito a 7,9 miliardi dai 2,6 miliardi del 2014. Un dato senza precedenti che, come osserva il governo nel documento con soddisfatto understatement, testimonia la “consolidata ripresa del settore della Difesa a livello internazionale”.
Come si legge nella relazione, “i settori più rappresentativi dell’attività d’esportazione sono stati l’aeronautica, l’elicotteristica, l’elettronica per la difesa (avionica, radar, comunicazioni, apparati di guerra elettronica), la cantieristica navale ed i sistemi d’arma (missili, artiglierie). 

domenica 24 luglio 2016

TROPPE TRACCE DEL TERRORISMO PORTANO IN ITALIA. Lucia Annunzia su "Huffington Post"


Dunque, sappiamo a questo punto che i complici dell'attentatore di Nizza Mohamed Bouhlel sono passati da Ventimiglia, e sappiamo anche che questi complici compongono un gruppo più numeroso del previsto.

ATTENTATI

Notizie filtrate dalla procura di Roma che, secondo il Messaggero, è convinta che alcuni di questi complici abbiano vissuto nel nostro paese, in Puglia in particolare. La figura più interessante del gruppo é Chokri Chafroud, il 37enne tunisino definito l'altra mente del massacro di Nizza. Ha passato parecchi anni in Italia, a un certo punto ha lavorato come general manager di una masseria tarantina. "Chafroud sarebbe stato visto a Gravina in Puglia solo poche settimane fa", scrive ancora il Messaggero. Il legame di questo uomo con l'attentato Nizza pare oggi chiarito del tutto: il suo dna è stato trovato sul tir di cui si è servito Bouhlel per uccidere 84 persone. (...)
Siamo certi che in Italia non stiamo guardando dall'altra parte mentre il nostro paese sta diventando una base operativa per l'Isis? Non credo di essere la sola a farsi questa domanda. Le tracce che il terrorismo Europeo lascia nel nostro territorio continuano infatti a farsi sempre più consistenti. Mi limito a ricordare qui le più rilevanti.
Tornando all'attentato di Nizza, I controlli su colui che guidava il camion (...) hanno permesso di ricostruire un ulteriore dettaglio: "ad agosto quando per l'ultima volta Bouhlel è stato controllato a Ventimiglia, mentre lasciava il paese, era accompagnato non da una, ma da ben quattro persone. Due franco tunisini come lui, con doppio passaporto, e due marocchini che avevano un permesso di soggiorno francese". Oltre al tunisino, gli investigatori italiani e francesi cercano anche una donna albanese, Enkeledja Z., che con il compagno Artane H. avrebbe fornito la pistola a Bouhlel. Nell'autunno del 2015 è passata da Ventimiglia cercando di trasportare su un tir nove persone senza permesso, tra cui tre siriani e tre eritrei. Venne denunciata per favoreggiamento dell'immigrazione illegale. E se si fosse trattato invece di un passaggio illegale a potenziali terroristi?
Ma le tracce di una attività logistica che passa per l'Italia ci sono in altri attentati recenti. Vediamo altri casi importanti, quelli di Khalid el-Bakraoui e Abdeslam Salah, due dei membri della cellula che ha pianificato e realizzato gli attentati di Parigi e Bruxelles.
Khalid el-Bakraoui è il terrorista che il 22 marzo di quest'anno si fece esplodere in una carrozza della metropolitana a Bruxelles. Suo fratello, Ibrahim, si era fatto esplodere alle 7.58 del mattino dello stesso giorno all'aeroporto Zaventen di Bruxelles. Insieme i due hanno ammazzato 31 persone. Khalid El Brakraoui il 23 luglio del 2015 era atterrato all'aeroporto di Treviso con un volo Ryanair proveniente da Bruxelles. Al momento del check-in El Bakraoui si è registrato con un documento d'identità belga. Il giorno dopo Khalid prende un volo in partenza dall'aeroporto di Venezia con destinazione Atene (...).
Una settimana dopo Khalid, è la volta di Abdeslam Salah: il 1 agosto è a Bari, in auto con un amico, per imbarcarsi per la Grecia. Nei quattro giorni successivi sparisce - gli investigatori ipotizzino possa essere arrivato anche in Siria - e si ripresenta a Bari con il traghetto proveniente dalla Grecia il 6 mattina. (...) Abdeslam Salah e' accusato di aver partecipato all'attentato del Bataclan a Parigi il 13 Novembre del 2015 (130 vittime); era il guidatore che ha portato i vari terroristi sui luoghi dell'attacco e di aver preparato per loro gli esplosivi. Catturato, dopo una lunga caccia all'uomo, nel quartiere di Molenbeek è oggi uno dei due solo terroristi vivi degli attentati di Parigi.
C'è poi la filiera dei documenti falsi. Uno dei protagonisti è Djamal Eddine Ouali, l'algerino che secondo i belgi faceva parte di una rete che avrebbe fornito documenti a Salah, Laachroui (uno dei due kamikaze di Zaventen) e a Mohammed Belkaid, l'uomo rimasto ucciso nel blitz che ha portato alla cattura di Salah. Ouali ha passato tre mesi in Italia, passando per il Brennero: chi ha visto? Chi ha incontrato? E ancora, c'è il marocchino Mohammed Lahlaoui arrestato in Germania qualche giorno dopo l'attentato di Bruxelles. Sul suo telefonino, ha scritto il settimanale Der Spiegel, gli investigatori hanno trovato contatti e sms proprio con Bakraoui. Lahlaoui ha vissuto a Vestone, nel Bresciano, tra il 2007 e il 2014, da cui due anni fa fu espulso ma anziché tornare in Marocco è andato in Germania.
C'è infine un episodio molto interessante: l'arresto del 38enne iracheno Ridha Shwan Jalal fermato mentre tentava di imbarcarsi per la Grecia proprio il giorno in cui Salah rientrava in Italia. L'iracheno è l'uomo che mesi prima, in un'agenzia a Matera, aveva chiesto un preventivo per 20 biglietti aerei dall'Iraq a Parigi. Gli iracheni sarebbero dovuti partire a gruppi di 5 dall'aeroporto di Sulayrmaniyah, nel Kurdistan, e arrivare a Parigi dopo uno scalo ad Istanbul.
Tutti i dati qui riportati sono ufficiali. Le autorità stesse li hanno comunicati. Di casi ce ne sono altri, sia pur non chiariti. Ma non basta questa lista a farci concludere che l'Italia è a serio rischio di diventare base di supporto logistico per il traffico di terroristi da e per Siria e Iraq? Gli esperti rispondono che per ora in Italia ancora non c'è una filiera stabile. Ma è sufficiente? Stiamo facendo il possibile? Scrivevo nel blog di pochi giorni fa, siamo certi che non alberghi da qualche parte del nostro sistema la vecchia tentazione magari di non andare fino in fondo, magari anche con la buona intenzione, di tener l'Italia in una zona di relativa sicurezza rispetto al pericolo attentati. Una strada malamente percorsa e catastroficamente finita negli anni settanta/ottanta dal nostro paese nei confronti del terrorismo palestinese. (...)
Lucia Annunziata, Editorial Director, L'Huffington Post

domenica 17 luglio 2016

IMMIGRATI CHE DORMONO IN PIAZZA, INVASIONI DI TOPI, STRADE COLME DI IMMONDIZIA: "PANORAMA" RACCONTA I MALI D'ITALIA

pubblicato da www.panorama.it:

Tre istantanee da un'italia malsana

Milano, Roma, Palermo: abbandono, topi, immondizia: specchio di un'Italia dai problemi mai governati


Essendo perdutamente innamorati dell'Italia fa malissimo constatare come, nel pieno della bella stagione e quindi della massima affluenza di turisti da ogni parte del mondo, ci stiamo facendo conoscere per alcune cartoline vergognose. Tre città: Milano, Roma, Palermo.
Benvenuti a Milano, città che giustamente ambisce a essere una delle capitali d'Europa, dove gruppi di immigrati vivono nella piazza di fronte alla stazione centrale senza avere un solo riguardo per la decenza: dormono lì, mangiano lì e se gli scappa la pipì o altro la fanno sui prati o dove capita. Il razzismo, la tolleranza e la predisposizione all'accoglienza non c'entrano nulla: è uno schifo, punto e basta.
Chiunque passi o arrivi alla stazione, chiunque è in attesa di un taxi o di un pullman magari con bambini al seguito non può e non deve afferrare impaurito la mano dei figli o spingerli a guardare da un'altra parte: c'è il dovere della solidarietà, ma esiste anche il diritto alla civiltà. Il neosindaco Giuseppe Sala, per primo, ha il dovere di pretendere che una delle più importanti porte d'ingresso a Milano non diventi ancora una volta l'antro maleodorante di una caverna.
Benvenuti a Roma, dove è necessario il video di alcuni ragazzini per scoprire quello che sappiamo e denunciamo da anni: la città è invasa dai topi, a gennaio venne calcolato che avessero doppiato per numero quello degli abitanti raggiungendo l'impressionante cifra di 6 milioni. Prendersela con il neosindaco Virginia Raggi che sta lì da 20 giorni è da imbecilli, addossarle responsabilità è da sciacalli. Non abbiamo forse lodato il lavoro e le imprese del commissario straordinario che ha governato la capitale prima di lei per otto mesi? O si vuol pensare che i topi, milioni e milioni di topi, siano nati tutti insieme dopo l'elezione della Raggi?
E benvenuti a Palermo, dove a far da cornice nelle strade un tempo attraversate dalle carrozze imperiali oggi regna l'immondizia. Tonnellate e tonnellate di rifiuti sono sparse ovunque in Sicilia, perché i Comuni non sanno dove buttarli, le discariche sono stracolme e di termovalorizzatori non se ne deve parlare perché hai visto mai che in Sicilia e solo in Sicilia potrebbero inquinare?

sabato 2 luglio 2016

RAPPORTO LEGAMBIENTE SULLA CEMENTIFICAZIONE DELLE COSTE: GIA' PERSI META' DEGLI 8MILA KM DI LITORALE

Il Fatto Quotidiano pubblica:

Coste divorate dal cemento: “persa” metà degli 8mila chilometri, l’assedio al litorale

Il rapporto di Legambiente parla di una colata costante che negli ultimi decenni è avanzata al ritmo di 8 chilometri all'anno. 

Ottomila chilometri di costa, sì, ma la metà è cemento. Una colata costante e neanche tanto lenta, andata avanti negli ultimi decenni al ritmo di 8 chilometri all’anno. Case, palazzi, alberghi, porti turistici. Ai quali si aggiunge l’erosione, che colpisce un terzo del litorale ed è causata dalla trasformazione per porti e infrastrutture, ma anche dal mancato apporto di sedimenti attraverso i fiumi per via di dighe, sbarramenti, cave. Meno del 20 per cento della costa è sottoposta a vincoli di tutela, mentre un quarto degli scarichi cittadini in mare continuano a non essere depurati e più di mille insediamenti sono sottoposti a procedura di infrazione dell’Ue. Il quadro – sconfortante – è tracciato da Legambiente nel rapporto “Ambiente Italia“, dedicato quest’anno ai paesaggi costieri sempre più martoriati. “Crescono del 27 per cento i reati ai danni del mare nostrumche le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto hanno intercettato nel corso del 2015. Le infrazioni sono infatti 18.471, rispetto alle 14.542 dell’anno precedente: ben 2,5 per ogni chilometro di costa del Belpaese. Sale anche il numero delle persone denunciate, che passano da 18.109 a 19.614, mentre flette, seppur di poco il dato dei sequestri, sono 4.680 a fronte dei 4.777 del 2014″. Una specie di bollettino di guerra.

domenica 26 giugno 2016

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano:

Sprechi di Roma, le spese pazze del Comune: 5 milioni l’anno solo per l’acqua delle fontane.

E' il conto che il Campidoglio paga all'Acea. Per rifornire gli impianti che alimentano bellezze monumentali come Piazza Navona o Fontana di Trevi. Una bolletta pesantissima adesso entrata nel mirino del M5S. 

Nella capitale scoppia il caso-fontane: consumano oro anziché acqua, a giudicare dalle bollette che Aceaha inviato nel 2012 al comune di Roma e che il Campidoglio ha pagato senza dire neanche beh. Ben 234 mila per la fontana alla salita del Pincio. Quasi 250 mila per piazza Farnese. La fontana di Trevi si beve 294 mila euro l’anno. E Piazza Navona? Tre bollette-monstre: per i Quattro Fiumi del Bernini, ecco la numero 2304625 dell’11 dicembre 2012 che ammonta a 523 mila euro, a cui ancora bisogna aggiungere le fatture numero 2304521 e 2304522 (33 e 31 mila euro) per l’alimentazione delle due fontane laterali. In tutto fanno 590 mila euro, che sommati al costo di tutte le altre fontane e fontanelle dell’Urbe portano a un conto finaleclamoroso: 5 milioni 134 mila e 147 euro, regolarmente liquidati dal Campidoglio nell’ottobre 2015 come «debiti fuori bilancio».

Un conto stratosferico. Ma tutt’altro che chiaro, limpido e trasparente: «Secondo i funzionari del comune, le fontane monumentali di Roma sono alimentate con acqua potabile e sono prive di impianto di ricircolo» spieganoLaura Maragnani, giornalista di Panorama, e Daniele Frongia, ex presidente M5S della Commissione capitolina per la riforma della spesa, che hanno scovato queste bollette micidiali e le hanno pubblicate nel loro libro “E io pago” (Chiarelettere).


sabato 25 giugno 2016

Sindaci, assessori, consiglieri. Ecco gli amministratori "Sotto tiro"

L'Espresso pubblica:

Una minaccia ogni 18 ore. L'associazione Avviso Pubblico nel 2015 ha contato quasi 500 casi. Da Sud a Nord primi cittadini, politici locali, dirigenti comunali rischiano la vita per la democrazia. E molto spesso i colpevoli restano impuniti.


Sindaci, assessori, consiglieri. Ecco gli amministratori Sotto tiro Palma di Montechiaro hanno un problema serio. Il sindaco minacciato. A Licata, sud della Sicilia, Angelo Cambiano porta avanti una battaglia contro l'abusivismo. Finito pure lui nel mirino. Sui Nebrodi, il presidente del parco, Giuseppe Antoci, è stato vittima di un agguato terribile: colpi di fucile nel cuore della notte nonostante la scorta. I colpi sono stati fermati dalla blindatura dell'auto.

Potremmo continuare per pagine e pagine. Non passa giorno in cui almeno un sindaco, un assessore, un consigliere comunale, non subisca una minaccia. Lettere, proiettili, offese, incendi e molto altro, che mettono a rischio la vita di chi ha deciso di impegnarsi per la comunità. “Amministratori sotto tiro”, li definisce Avviso Pubblico, l'associazione che riunisce gli enti locali contro mafia e corruzione.

 Un'intimidazione ogni 18 ore, una media di 40 intimidazioni al mese. Per un totale, nel 2015, di 479 atti di minaccia rivolti a funzionari pubblici e rappresentanti politici che guidano i municipi d'Italia. L'aumento rispetto all'anno precedente, è del 33 per cento. 

domenica 12 giugno 2016

Come ci vedono gli stranieri?

Quali sono le caratteristiche, tutte italiane, che impressionano coloro che mettono piede per la prima volta nel nostro paese, entrando in contatto con le nostre abitudini? Ecco una classifica delle 10 cose che più colpiscono il turista straniero in terra d'Italia: al primo posto, il rumore. Al secondo, le portate a tavola. Poi, la colazione non salata... e cos'altro? Per scoprire il resto, clicca qui: Leggi l'articolo su personal-travels