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lunedì 5 settembre 2016

SPENTE E UTILIZZATE COME CESTINI: IL DISSESTO "PROSCIUGA" LE FONTANE A VIAREGGIO

Crociata per salvare le vasche cittadine. Accesa quella in piazza Maria Luisa

Pubblicato da: www.lanazione.it

L'inaugurazione del restauro della fontana di piazza MazziniViareggio, 31 agosto 2016 - CHE TRISTEZZA vederle così secche e trasformate in cestini porta rifiuti. Le fontane di Viareggio dovrebbero essere il fiore all’occhiello della città. Belle, zampillanti, piene di vita. Simbolo di una città capace di dare valore alla sua identità e di andare anche oltre. Invece sono state abbandonate al loro destino per mancanza di fondi e adesso, nella migliore delle ipotesi, sono solo della vasche vuote, mentre nella peggiore sono state trasformate in vere e propriediscariche.

La siccità delle casse comunali ha colpito sia in centro che in periferia. E così il dissesto ha finito con l’asciugare le fontane cittadine. Era il 28 ottobre 1933, proprio quel giorno fu inaugurata quella che doveva essere «una fontana magica». Della realizzazione dei giochi d’acqua e di luce in piazza Mazzini fu incaricato l’ingegnere Giuseppe Carignani, che vantava una fama pari a quella «del grande italiano domiciliato a Parigi, Iacopozzi, detto il Mago della luce». Seguirono gli anni del degrado e dell’abbandono, delle fasi alterne di accensione e interruzione fino a gennaio 2016 quando il sindaco Giorgio Del Ghingaro inaugurò la fontana appena restaurata. Oggi siamo punto e a capo con la grande vasca ancora spenta, arrugginita e in cattivo stato di conservazione. Non va meglio alle altre fontane viareggine con un’eccezione, quella con la statua della bambina che guarda il mare, in piazza Maria Luisa.

L’accensione è avvenuta ieri grazie all’intervento di Sea Ambiente. Il Comune di Viareggio ha infatti richiesto all’azienda, su interessamento del commissario prefettizio, di attivare parte degli interventi preventivati, inserendo il costo a conguaglio.

E’ ANCORA, invece,  in attesa di una nuova vita e, al momento, ricettacolo di immondizia o peggio, un luogo di bivacco, la fontana de “Le quattro stagioni” davanti all’hotel Royal. Le bottiglie di plastica a galleggio con le cicche di sigarette stridono contro il lusso di uno dei più bei alberghi della città. E’ lo stesso destino condiviso dalla fontana di città Giardino le cui scintillanti piroette di acqua sono ormai un lontano ricordo. Oltre che un problema di decoro – precisano i cittadini – si tratta di una questione igienica visto che la sporcizia e l’acqua stagnate attirano topi e zanzare.

Foto: l'inaugurazione della fontana di piazza Mazzini

domenica 26 giugno 2016

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano:

Sprechi di Roma, le spese pazze del Comune: 5 milioni l’anno solo per l’acqua delle fontane.

E' il conto che il Campidoglio paga all'Acea. Per rifornire gli impianti che alimentano bellezze monumentali come Piazza Navona o Fontana di Trevi. Una bolletta pesantissima adesso entrata nel mirino del M5S. 

Nella capitale scoppia il caso-fontane: consumano oro anziché acqua, a giudicare dalle bollette che Aceaha inviato nel 2012 al comune di Roma e che il Campidoglio ha pagato senza dire neanche beh. Ben 234 mila per la fontana alla salita del Pincio. Quasi 250 mila per piazza Farnese. La fontana di Trevi si beve 294 mila euro l’anno. E Piazza Navona? Tre bollette-monstre: per i Quattro Fiumi del Bernini, ecco la numero 2304625 dell’11 dicembre 2012 che ammonta a 523 mila euro, a cui ancora bisogna aggiungere le fatture numero 2304521 e 2304522 (33 e 31 mila euro) per l’alimentazione delle due fontane laterali. In tutto fanno 590 mila euro, che sommati al costo di tutte le altre fontane e fontanelle dell’Urbe portano a un conto finaleclamoroso: 5 milioni 134 mila e 147 euro, regolarmente liquidati dal Campidoglio nell’ottobre 2015 come «debiti fuori bilancio».

Un conto stratosferico. Ma tutt’altro che chiaro, limpido e trasparente: «Secondo i funzionari del comune, le fontane monumentali di Roma sono alimentate con acqua potabile e sono prive di impianto di ricircolo» spieganoLaura Maragnani, giornalista di Panorama, e Daniele Frongia, ex presidente M5S della Commissione capitolina per la riforma della spesa, che hanno scovato queste bollette micidiali e le hanno pubblicate nel loro libro “E io pago” (Chiarelettere).