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venerdì 9 settembre 2016

ANCI SICILIA: LA CRISI DEGLI ENTI LOCALI, SEMPRE PIU' COMUNI IN DISSESTO

pubblicato da: livesicilia.it

Il Tempo È Denaro, Monete, Valuta, EuroPALERMO - "Avevamo già denunciato la drammatica situazione finanziaria e di liquidità in cui versano gli Enti locali siciliani.  Infatti, in base agli stessi dati dell'assessorato Autonomie locali al 16 giugno di quest'anno, 300 Comuni non avevano ancora deliberato il Rendiconto di Gestione Finanziaria 2015 e 347 Comuni non avevano ancora approvato il Bilancio di Previsione 2016 e adesso tutto ciò viene tristemente confermato dai dati peggiori degli ultimi decenni".Alzano la voce Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale di Anci Sicilia. "Dall'inizio dell'anno ad oggi - aggiungono -, da un lato ben 6 Comuni (Acate, Barrafranca, Carini, Casteltermini, Mussomeli e Scaletta Zanclea) hanno già formalizzato il dissesto finanziario e numerosi altri si apprestano a farlo nelle prossime settimane. E, d'altro, svariate decine hanno già fatto o stanno per fare ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale ai sensi dell’art. 243 bis e ter del Testo Unico degli Enti locali".

Secondo Orlando e Alvano il rischio è che la "crescita esponenziale di comuni strutturalmente deficitari nel 2016" possa ancora "aumentare nei prossimi mesi. La situazione è ancora più grave se si pensa che vi sono anche moltissimi Comuni che negli anni precedenti avevano dichiarato dissesto o fatto ricorso alla procedura di riequilibrio e che, alla luce della situazione attuale, si trovano oggi nella condizione di non poter rispettare gli impegni presi. Forse però non vi è ancora la dovuta attenzione - proseguono i due - al fatto che la situazione di gravissima crisi finanziaria che attraversano gli enti locali siciliani, più volte denunciata dalla nostra associazione, sta giorno dopo giorno prendendo forma in maniera eloquentissima, viene testimoniata dalle analisi dalla Corte dei Conti e confermata dai dati dallo stesso assessorato delle Autonomie locali".
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domenica 26 giugno 2016

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano:

Sprechi di Roma, le spese pazze del Comune: 5 milioni l’anno solo per l’acqua delle fontane.

E' il conto che il Campidoglio paga all'Acea. Per rifornire gli impianti che alimentano bellezze monumentali come Piazza Navona o Fontana di Trevi. Una bolletta pesantissima adesso entrata nel mirino del M5S. 

Nella capitale scoppia il caso-fontane: consumano oro anziché acqua, a giudicare dalle bollette che Aceaha inviato nel 2012 al comune di Roma e che il Campidoglio ha pagato senza dire neanche beh. Ben 234 mila per la fontana alla salita del Pincio. Quasi 250 mila per piazza Farnese. La fontana di Trevi si beve 294 mila euro l’anno. E Piazza Navona? Tre bollette-monstre: per i Quattro Fiumi del Bernini, ecco la numero 2304625 dell’11 dicembre 2012 che ammonta a 523 mila euro, a cui ancora bisogna aggiungere le fatture numero 2304521 e 2304522 (33 e 31 mila euro) per l’alimentazione delle due fontane laterali. In tutto fanno 590 mila euro, che sommati al costo di tutte le altre fontane e fontanelle dell’Urbe portano a un conto finaleclamoroso: 5 milioni 134 mila e 147 euro, regolarmente liquidati dal Campidoglio nell’ottobre 2015 come «debiti fuori bilancio».

Un conto stratosferico. Ma tutt’altro che chiaro, limpido e trasparente: «Secondo i funzionari del comune, le fontane monumentali di Roma sono alimentate con acqua potabile e sono prive di impianto di ricircolo» spieganoLaura Maragnani, giornalista di Panorama, e Daniele Frongia, ex presidente M5S della Commissione capitolina per la riforma della spesa, che hanno scovato queste bollette micidiali e le hanno pubblicate nel loro libro “E io pago” (Chiarelettere).


sabato 25 giugno 2016

Sindaci, assessori, consiglieri. Ecco gli amministratori "Sotto tiro"

L'Espresso pubblica:

Una minaccia ogni 18 ore. L'associazione Avviso Pubblico nel 2015 ha contato quasi 500 casi. Da Sud a Nord primi cittadini, politici locali, dirigenti comunali rischiano la vita per la democrazia. E molto spesso i colpevoli restano impuniti.


Sindaci, assessori, consiglieri. Ecco gli amministratori Sotto tiro Palma di Montechiaro hanno un problema serio. Il sindaco minacciato. A Licata, sud della Sicilia, Angelo Cambiano porta avanti una battaglia contro l'abusivismo. Finito pure lui nel mirino. Sui Nebrodi, il presidente del parco, Giuseppe Antoci, è stato vittima di un agguato terribile: colpi di fucile nel cuore della notte nonostante la scorta. I colpi sono stati fermati dalla blindatura dell'auto.

Potremmo continuare per pagine e pagine. Non passa giorno in cui almeno un sindaco, un assessore, un consigliere comunale, non subisca una minaccia. Lettere, proiettili, offese, incendi e molto altro, che mettono a rischio la vita di chi ha deciso di impegnarsi per la comunità. “Amministratori sotto tiro”, li definisce Avviso Pubblico, l'associazione che riunisce gli enti locali contro mafia e corruzione.

 Un'intimidazione ogni 18 ore, una media di 40 intimidazioni al mese. Per un totale, nel 2015, di 479 atti di minaccia rivolti a funzionari pubblici e rappresentanti politici che guidano i municipi d'Italia. L'aumento rispetto all'anno precedente, è del 33 per cento.