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venerdì 2 settembre 2016

GORIZIA: FALSI RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI, 200 STRANIERI DENUNCIATI

Chiusa l’operazione della polizia di Gorizia, i migranti esibivano documenti contraffatti


GORIZIA. Si è conclusa con l’individuazione di altri 10 indagati l’operazione “Pandora” della polizia di Gorizia, che ha consentito di denunciare oltre 200 stranieri che avevano avviato procedure di ricongiungimento familiare attraverso l’esibizione di documenti alterati.
L’attività investigativa era stata avviata nel 2014 dalla Squadra Mobile della Questura nei confronti di cittadini somali, già presenti in Italia con regolare permesso di soggiorno per asilo politico o protezione sussidiaria, che avevano avviato le procedure per l’acquisizione della residenza nel comune di Monfalcone, risultata poi fittizia, al solo scopo di richiedere il ricongiungimento familiare di presunti congiunti residenti all’estero, prevalentemente in Kenya e Malaysia.
L’invio telematico della documentazione avveniva tramite la mediazione della titolare di un’agenzia d’affari - ora chiusa - di Monfalcone, denunciata per favoreggiamento all’immigrazione clandestina e false attestazioni.
Gli accertamenti, in collaborazione con gli uffici locali dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps, si erano estese anche nei confronti di centinaia di cittadini del Bangladesh già residenti a Monfalcone, che negli anni 2013 e 2014 avevano avviato procedure telematiche, appoggiandosi alla stessa agenzia d’affari, per la richiesta di assegni familiari e detrazione d’imposta per familiari a carico. Questi ultimi sono stati denunciati per truffa aggravata. (e.ma.)

sabato 13 agosto 2016

SPOSATO, PRESENTA DOCUMENTI FALSI PER ALTRE NOZZE

pubblicato da siracusa.gds.it:

Siracusa: donna chiede danni al compagno

Siracusa, CronacaSIRACUSA. Ha scoperto durante il corso prematrimoniale che il compagno con cui aveva condiviso tre anni di relazione, non solo era sposato e conviveva ancora con la moglie, ma anche che aspettava un bambino da lei. È quanto successo a una donna di Siracusa, che dalla relazione ha avuto un figlio.
La signora ha denunciato il promesso sposo, un imprenditore lombardo di 41 anni. Il processo si è concluso in Cassazione con la condanna per sostituzione di persona e falso in atti "La storia ha inizio nel 2006, quando i due si conoscono. Lui le dice di essere separato, decidono di andare a convivere e nel 2009 quando lui le comunica che sta per ottenere l'annullamento del matrimonio, decidono di sposarsi con rito religioso".
Iniziano quindi i preparativi per le nozze e il 6 ottobre i due si presentano al primo incontro in una parrocchia di Milano, dove l'uomo spiega al sacerdote di aver ottenuto il via libera dalla Sacra Rota. Viene fissata la data delle nozze: il 10 aprile 2010. L'uomo presenta i documenti: una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui si attesta la sentenza di divorzio del tribunale di Milano; certificati di residenza, stato di famiglia e stato civile; la dichiarazione del tribunale religioso che attesta la nullità delle prime nozze. A pochi mesi dalle nozze però mancavano ancora dei documenti, così la donna insospettita e incinta, segue il futuro sposo e scopre la sua doppia vita.
Il processo si è svolto a Milano. In primo grado l'accusa è di tentata bigamia ma il Tribunale ha riqualificato l'accusa come sostituzione di persona e falso. Accusa che viene confermata in secondo grado, tranne per un atto non considerato falso. Infine in Cassazione, le due accuse vengono nuovamente confermate, condannando l'imprenditore per sostituzione di persona e falso in atti pubblici. Adesso la protagonista chiederà in sede civile il risarcimento danni.