pubblicato da: www.ilfattoquotidiano.it
Istat certifica la "crescita zero" e intanto i collaboratori del premier al Dipartimento per la programmazione e coordinamento della politica economica conseguono i risultati al 100%. La sola Manzione ottiene così 80mila di “variabile” e 34mila di premio, arrivando a guadagnare 93mila euro più di Renzi che l’ha nominata. Il “tutti bravi-tutti promossi” urta però con la realtà oggettiva dei dati.
Ad esempio quelle di Antonella Manzione, l’ex comandante dei vigili che da Firenze Renzi si è portato a Roma per metterla a capo del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi del governo: nel 2015 ha preso 55mila euro di stipendio tabellare, 36mila di retribuzione di posizione più una componente variabile di 80mila e altri 34.600 come premio di risultato. In tutto nel 2015 ha portato a casa 207mila euro, 93mila euro più di Renzi che l’ha nominata. Idem per Ferruccio Sepe, capo del dipartimento. Buon per loro, si dirà, se non per un dettaglio: numeri e parole di quel documento sembrano aver perso ogni rapporto col reale. A prenderli per veri si direbbe infatti che in Italia va tutto a meraviglia: le opere pubbliche, gli affari per le imprese, la lotta alla burocrazia e alla corruzione. Quando si tenta di approfondire il merito delle singole valutazioni emerge la distanza con la realtà oggettiva dei dati (Pil e debito) e con la percezione soggettiva dei governati (a luglio la fiducia nell’esecutivo è calata di altri due punto scendendo al 20,2%). Non senza errori, “successi” discutibili e sproloqui in burocratichese stretto.
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