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martedì 16 agosto 2016

SAVONA: FINTI TUMORI PER RIFARSI IL SENO

Indagati otto medici del Santa Corona


Savona - Non c’era traccia di tumori nei referti e analisi che accompagnavano la cartella clinica del paziente che entrava in camera operatoria. E neppure c’erano indagini e mappature sulla storia personale, clinico-sanitaria, del paziente e dei suoi familiari con l’attestazione del rischio-tumore. Insomma, alla fine non c’era nessuna avvisaglia di un possibile tumore o della sua esistenza, ma se lo “inventavano” i medici in accordo con i pazienti - soprattutto donne tra i 30 e i 55 anni - secondo la tesi su cui stanno lavorando Procura e Fiamme Gialle.

E così l’operazione di chirurgia estetica, e relativi costi, veniva accollata al sistema sanitario nazionale. Quindi seni rifatti, modellati con taglie che aumentano di qualche unità con la “scusa” di dover innestare protesi mammarie. Oppure il naso deviato, rifatto e sistemato per “gravi” problemi di respirazione. In altri casi seni dalle taglie forti venivano ridotti per evitare il problema del mal di schiena.

Sono alcune delle casistiche “sospette” affiorate dalle cartelle cliniche sequestrate e scandagliate dai finanzieri e dai periti della Procura che hanno già rilevato un centinaio di casi di diagnosi adattate, aggiustate, ritenute non sufficienti ad accollare l’intervento alle strutture pubbliche per la ricostruzione estetica. Perizie che al vaglio del pm Pelosi hanno portato a formulare l’ipotesi di falso, oltre che di peculato e truffa negli avvisi di garanzia consegnati agli otto medici indagati.

Pubblicato da www.ilsecoloxix.it

giovedì 30 giugno 2016

TORINO: ADOZIONE NEGATA PERCHE' LA DONNA HA UN TUMORE

Pubblicato da La Repubblica:

Torino, il tribunale le nega l'adozione perché ha un tumore al seno

La sentenza: "tale condizione non è compatibile con l'accoglienza di un bambino"

Non può diventare mamma perché ha un cancro al seno. Parola di giudice. Il Tribunale dei minori di Torino ha negato l'adozione a un'impiegata di 42 anni perché "non ritiene tale condizione compatibile con l'accoglienza di un bambino". Eppure la donna, insieme con il marito, aveva superato tutto l'iter che la procedura di adozione prevede per una coppia: dai colloqui fino alle visite nella casa che avrebbe dovuto ospitare il bambino. Ma a bloccare il sogno dell'impiegata è arrivata una ricaduta. Il tumore dopo quattro anni di silenzio è tornato all'attacco e la consuetudine in giurisprudenza chiede che passino almeno cinque anni di remissione. Ma la donna non ci sta: "Quante madri malate di cancro accudiscono i loro figli?". In più la sentenza del Tribunale non tiene conto della relazione dell'Asl che giudicava l'impiegata "fisicamente idonea in quanto la patologia stabile consente le funzioni educative verso la prole". Ma il riacutizzarsi della malattia ha forse convinto il collegio dei giudici a bocciare la richiesta anche se la coppia aveva superato tutti gli altri esami. Così la donna che, proprio per combattere la malattia, comparsa per la prima volta a 29 anni, aveva perso la fertilità, ora si vede negato una seconda volta il sogno di diventare mamma.  Leggi l'intero articolo